MONTAGNAVVENTURA

Teatro Sociale di Sondrio8 MAGGIO 2018, ore 20.45
Conduce la serata Marco Albino Ferrari
Comune di Sondrio, CAST-il Castello delle Storie di Montagna e Fondazione Bombardieri presentano una doppia serata dedicata alla montagna e all’alpinismo, con due anteprime straordinarie.L’8 maggio 2018, alle ore 20.45, presso il Teatro Sociale (ingresso libero) verrà proposto, in prima assoluta, il cortometraggio diretto da Luca Maspes “Solo in volo”, reduce dalla selezione del 66° TrentoFilmFestival, e nel contempo verrà presentata al pubblico la mostra G4-58, Verso la Montagna di Luce, che inaugurerà a Castel Masegra l’11 maggio, alle ore 18.00.Protagonisti di “Solo in volo” sono Luigi Bombardieri e Maurizio Folini, due personaggi molto diversi fra loro, ma accomunati dalla stessa idea: l’utilizzo dell’elicottero per soccorsi in montagna e in altissima quota.Protagonisti di G4-58, Verso la montagna di Luce, sono Walter Bonatti, Carlo Mauri, Riccardo Cassin e tutta la spedizione che conquistò la vetta invincibile del Gasherbrum IV in quella mattina del 6 agosto del 1958. Ma, soprattutto, Fosco Maraini, le cui immagini fotografiche (molte inedite) e video rappresentano una testimonianza indelebile di quell’impresa.
L’idea di “Solo in volo”- spiega il regista Luca Maspes - ha iniziato a prendere forma quasi 4 anni fa, grazie alle immagini spettacolari del soccorso da record effettuato nel 2013 da Maurizio Folini sull’Everest, dove portò in salvo un alpinista in difficoltà con la tecnica della long line: era solo in volo sull’elicottero per essere abbastanza leggero da raggiungere i 7800 metri, una quota mai toccata prima per compiere un soccorso di questo tipo.
Naturale è stato il rimando alla figura di Luigi Bombardieri, il quale negli anni ’50 credeva, come pochi al suo tempo, nell’uso dell’elicottero per operazioni di soccorso in alta montagna e che morì proprio nel tentativo di dimostrarne la reale possibilità. Bombardieri fu talmente legato alla Valtellina, che lasciò il proprio cospicuo patrimonio destinandolo all’educazione dei giovani ai valori e alla cultura di montagna. Così nacque la Fondazione Bombardieri che ancora oggi opera con gli stessi scopi.
Desideravamo offrire a Luigi Bombardieri un omaggio che restituisse al suo nome la fama e il riconoscimento che è gli giustamente dovuto – dice Angelo Schena, presidente della Fondazione Bombardieri -. Siamo felici di poter accostare il nome di Bombardieri a quello di Maurizio Folini, un altro valtellinese che tanto sta facendo in Himalaya”.
“Sono orgoglioso di aver potuto lasciare una testimonianza del messaggio di Luigi Bombardieri – dice Maurizio Folini - portandolo oltre le Alpi, fino in Himalaya. Un messaggio che merita di essere diffuso e consegnato alle future generazioni”.

“Solo in volo” è stato prodotto dalla Fondazione Bombardieri, con il contributo di Pro Valtellina, Credito Valtellinese, Iperal, Schena Generali Assicurazioni e Df Sport Specialist. La sceneggiatura è della giornalista Valentina d’Angella. Il ruolo di Luigi Bombardieri è stato interpretato da Stefano Scherini, l’attore sondriese con un prestigioso curriculum cinematografico e teatrale. Intervengono nel film anche Reinhold Messner, Giuseppe “Popi” Miotti, Armin Senoner e Ueli Bärfuss. 
Titolo: Solo in voloRegia: Luca MaspesProduzione: Fondazione Luigi BombardieriSceneggiatura: Valentina d’AngellaFotografia: Alessandro BeltrameAnno: 2018Durata: 31 minuti
LINKTrailer: https://vimeo.com/263366720 Foto: https://drive.google.com/open?id=1ToEazl-1wVkmDfuzSL4u2S7IEJJ-zcu9 
Per info:Valentina d’AngellaValentina.dangella@gmail.com +39 349 4255106
G4-58, Verso la Montagna di Luce, inaugura idealmente il percorso di CAST, il Castello delle Storie di Montagna, Museo Narrativo in fase di allestimento presso il Castel Masegra.La mostra, curata da Marco Albino Ferrari, coordinatore scientifico di CAST, nasce dal rinvenimento di oltre 2000 diapositive presso la Cineteca Nazionale del Cai. Si tratta di immagini, per lo più inedite, che raccontano, passo dopo passo, la spedizione che portò Walter Bonatti e Carlo Mauri, sotto la guida di Riccardo Cassin, a conquistare la vetta del Gasherbrum IV attraverso una via che rimarrà successivamente inviolata.“Non è solo una mostra su una vicenda epica dell’alpinismo –spiega Marina Cotelli, assessore alla Cultura del Comune di Sondrio-; è soprattutto una storia di straordinaria umanità, che deve molto allo sguardo di Fosco Maraini. Alpinista, antropologo, orientalista e colto osservatore, Maraini seppe cogliere anche la vita, gli usi, le relazioni dei 480 portatori baltì, così come degli alpinisti. La mostra, che presenterà anche il filmato della spedizione, costituisce anche uno spaccato dell’epoca”.
G4-58, Verso la Montagna di Luce, sceglie la via del racconto di una storia straordinaria, dice Marco Albino Ferrari, curatore della mostra e di CAST, così come il Museo Narrativo di Castel Masegra, che sarà un Castello delle storie di alpinismo, arrampicata e montagna. Immagini, suoni, atmosfere, video, proiezioni sono gli strumenti di un linguaggio che sa affascinare e farsi portatore di valori e di passioni. Nello specifico la mostra è una prima assoluta, poiché mai a queste immagini è stata dedicata una rassegna così completa.
La mostra è prodotta da Comune di Sondrio-Cast, in collaborazione con il CAI e la Cineteca Nazionale del Cai e con il contributo di art consulting della Fondazione Credito Valtellinese.
La mostra inaugurerà il giorno 11 maggio 2018, alle ore 18.00 e sarà aperta fino al 9 settembre, tutti i giorni (per gli orari: FB CAST e Infopoint Comune di Sondrio).G4-58 Verso la Montagna di LuceCastel Masegra11.05 - 09.09.2018
Una mostra a cura diMarco Albino FerrariProgetto di allestimentoLeo GuerraAndrea MuradaProgetto grafico e di comunicazioneLeo GuerraCartografiaMarco Camandona/Casa ArtisticaMontaggio video e suoniSimone BracchiCoordinamento e organizzazioneCaSTLuca VerriRealizzazione allestimentoTopColor, MilanoSoleneon, LeccoCollaborazioni apertureCollegio RegionaleGuide AlpineUfficio StampaComune di SondrioSimona ViganòUna mostra prodotta daCittà di Sondrioe CAI - Club Alpino Italiano


SOLO IN VOLOLA TRAMA DEL FILMLuigi Bombardieri era nato a Milano nel 1900 ma visse la sua vita a Sondrio, dove lavorava come direttore di banca. Trascorreva tutto il tempo libero fra i monti e alla sezione del Club Alpino della sua città, a cui era a tal punto legato da lasciare in eredità tutti i suoi beni. Seguiva le sue Guide alpine in ardite imprese nel massiccio del Bernina e dall’esperienza diretta elaborava idee innovative per l’alpinismo e la frequentazione dell’alta quota. Fu così che maturò la convinzione che solo l'utilizzo degli elicotteri avrebbe potuto fare la differenza fra la vita e la morte nei soccorsi in montagna. Morì nel 1957, proprio nel tentativo di sperimentare la sua idea, precipitando sotto il "suo" Rifugio Marinelli.  Mezzo secolo dopo, Maurizio Folini, Guida alpina e pilota di elicotteri, ha traghettato la stessa idea di Bombardieri dal gruppo del Bernina al Nepal, sulle montagne più alte del mondo, riuscendo a soccorrere alpinisti a quote record ed aiutando la popolazione civile dopo il terremoto del 2015. I successi ottenuti spingono Maurizio a proseguire ancora oggi la sua opera di insegnamento delle tecniche di elisoccorso ai futuri piloti che opereranno in Himalaya, credendo fortemente nei valori di insegnamento ai giovani e nell’amore e il rispetto della montagna che tanto erano cari a Bombardieri.


LA REGIALuca Maspes, noto come alpinista col soprannome di “Rampikino”, è nato a Sondrio nel 1972. Guida Alpina ed appassionato esperto di storia dell’alpinismo, ha in curriculum numerose collaborazioni con televisioni e produzioni cinematografiche, davanti e dietro la telecamera. Dopo aver partecipato al Festival di Trento in passato come alpinista ospite, torna quest’anno in veste di regista, dopo il debutto del 2005 con il cortometraggio "Un Budda sul Badile”.

G4-58 VERSO LA MONTAGNA DI LUCELA STORIA DELLA MOSTRA: Milano, spazio interrato della Cineteca Nazionale del Cai: in un giorno di fine ottobre del 2017, ecco avverarsi il caso fortunato. In un angolo dell’archivio dove sono conservate le bobine dicentinaia di vecchi film, spunta una scatola di cartone annerita dalla polvere. Cosa c’è lì dentro? Liberata da giri di nastro ormai rinsecchito, spunta il tesoro: scatole Kodachrome di diapositive formato Hasselblad 6x6, altre più piccole per dia con telaietto 24x36; contenitori in metallo, bobine di pellicole cinematografiche e fogli su fogli di didascalie scritte a mano. Infine, un cofanetto di legno munito di maniglie in ottone: al suo interno, circa 2500 bustine di carta con dentro i negativi in bianco e nero e, appiccicati all’esterno, i provini a contatto. Materiale di gran valore, certo, per le immagini documentarie, per il taglio delle fotografie e per il contenuto immateriale unico e irripetibile che tutti i vari supporti conservano.Ma, a guardar bene, entrando giù giù nel dettaglio tra le vecchie scatolette, tra i telaiettiimpolverati, tra i vetrini di protezione velati dalla patina del tempo, e ancora più giù negli strati di gommapiuma utilizzati per mantenere le diapositive nella loro sede (gommapiuma che, passati sessant’anni, si polverizza a contatto con il dito che la rimuove), ecco emergere un secondo grado di attenzione. Sono gli oggetti che parlano, minutaglie nate a servizio di altro, oggi divenute rari testimoni del loro tempo.
LA STORIA DELLA SPEDIZIONEDai 2300 metri di Skardu, otto alpinisti italiani e 480 portatori baltì partono per un viaggio a piedi di 230 chilometri. Con undici tonnellate di bagaglio sulle spalle, sfilano accanto a villaggi sperduti e a sguardi increduli. Guadano fiumi, superano deserti, groppe moreniche, letti di torrenti in secca. Procedono sotto cime spettacolari, il Monte Payù,le Torri di Trango, la Torre Mustagh, il Mitre. Compiono digressioni esplorative in vallate secondarie. Per giungere alla grande piazza glaciale chiamata Circo Concordia. Dove si innalza, piramide perfetta, la Montagna di Luce. Sarà una lotta protratta per settimane. Posa di campi e corde fisse; risalita di seraccate per aggirare la montagna e portarsi sulla cresta nordest. Cordate di punta, cordate di appoggio, portatori d’alta quota: ogni mossa coordinata per preparare leattrezzature e i viveri necessari al paso finale. Come una partita a scacchi contro i giorni che passano, le bufere di neve e il sole cocente. Fino all’ultimo giorno, il più atteso, il decisivo: il 6 agosto 1958.Alle 5 del 6 agosto, il sessantottesimo giorno dalla partenza della carovana, tutto è sulle spalle di Walter Bonatti e Carlo Mauri. I due 28enni Regni di Lecco partono nelle solitudini cristalline. Sotto di loro il Baltoro e una moltitudine di cime inondata dall’aurora.Ma lo spettacolo dura poche ore. Alle 10, già banchi di nuvole minacciose avanzano veloci verso di loro…

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